Un’emissione fuori calendario per il personale non contrattualizzato
Lunedì 12 ottobre 2026 NoiPA lavorerà un’emissione speciale separata dal flusso ordinario degli stipendi. L’operazione dà attuazione al DPCM del 13 luglio 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 194 del 22 agosto 2026, che fissa l’adeguamento annuale delle retribuzioni del personale pubblico non contrattualizzato, cioè di quelle categorie il cui trattamento economico non passa dai rinnovi dei contratti collettivi ma da un automatismo di legge.
La misura è un incremento del 2,48% con decorrenza 1° gennaio 2026. Poiché per i primi mesi dell’anno gli stipendi sono stati erogati ai vecchi valori, l’emissione servirà anche a liquidare le differenze maturate da gennaio.
Chi incassa: ufficiali superiori, generali, ammiragli e dirigenti di polizia
Il DPCM individua con precisione la platea interessata:
- docenti e ricercatori universitari;
- ufficiali superiori delle Forze armate;
- ufficiali generali e ammiragli;
- personale dei Corpi di polizia civili e militari con gradi e qualifiche corrispondenti.
Per tutte queste figure vale il meccanismo previsto dall’articolo 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448: ogni anno stipendi, indennità integrativa speciale e assegni fissi e continuativi vengono adeguati in ragione degli incrementi medi conseguiti nell’anno precedente dai dipendenti pubblici contrattualizzati.
Come nasce il 2,48%
Il decreto stabilisce che dal 1° gennaio 2026 stipendio, indennità integrativa speciale e assegni fissi e continuativi siano aumentati del 2,48% rispetto agli importi in vigore al 1° gennaio 2025. La percentuale corrisponde alla variazione delle retribuzioni contrattuali del pubblico impiego rilevata dall’ISTAT tra il 2024 e il 2025.
Il dato segna un salto netto rispetto allo 0,61% riconosciuto con l’adeguamento dell’anno precedente, riflesso dei rinnovi contrattuali che nel frattempo si sono chiusi in diversi comparti.
Va chiarito un punto che spesso genera aspettative sbagliate: l’aumento non si applica indistintamente a tutte le voci accessorie della busta paga, ma soltanto a quelle espressamente richiamate dal provvedimento.
Arretrati: importi diversi da persona a persona
Le somme in arrivo coprono il periodo da gennaio a ottobre 2026 e vengono calcolate sulla posizione economica individuale, sulle voci retributive interessate e sui periodi di servizio effettivamente utili. Chi ha cambiato grado, qualifica o posizione nel corso dell’anno vedrà un conteggio diverso rispetto a chi è rimasto stabile. Non esiste quindi una cifra standard valida per tutti.
Gli importi saranno inoltre soggetti alle ritenute previdenziali e fiscali ordinarie: trattandosi di competenze arretrate concentrate in un’unica mensilità, il netto risentirà della tassazione applicata.
Quando arrivano i soldi
La lavorazione parte lunedì 12 ottobre; l’accredito è atteso entro la fine del mese. Dal cedolino successivo lo stipendio risulterà già aggiornato ai nuovi valori, senza ulteriori conguagli.
Il fronte dei ricorsi: la dirigenza contesta il metodo di calcolo
Nemmeno chi beneficia dell’adeguamento è del tutto soddisfatto. L’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia ha promosso un ricorso collettivo contro la determinazione della percentuale, con adesioni aperte fino al 15 ottobre 2026 per rispettare i termini di impugnazione del DPCM.
Il nodo è tecnico ma pesante sul piano economico: l’ISTAT calcola l’incremento utilizzando la media ponderata degli aumenti del personale contrattualizzato, mentre secondo l’ANFP la norma richiederebbe una media semplice. Recenti pronunce della giustizia amministrativa, intervenute sull’analogo adeguamento della magistratura, hanno già evidenziato il problema. Se il criterio cambiasse, cambierebbe la percentuale e, a cascata, il trattamento riconosciuto a tutta la dirigenza.
Il paradosso delle due velocità nel comparto Sicurezza e Difesa
L’emissione del 12 ottobre mette in evidenza una sperequazione strutturale che il personale conosce bene. Da una parte ufficiali superiori, generali e dirigenti beneficiano di uno scudo automatico: l’adeguamento ISTAT arriva per decreto, non richiede trattative, non dipende da coperture da negoziare e si traduce in aumenti e arretrati accreditati nel cedolino nel giro di pochi mesi dalla pubblicazione in Gazzetta.
Dall’altra parte c’è la stragrande maggioranza del personale operativo – agenti, assistenti, sovrintendenti, ispettori, militari di truppa, graduati, sottufficiali e ufficiali inferiori – il cui trattamento economico resta legato a un iter contrattuale triennale fatto di stanziamenti in legge di bilancio, tavoli negoziali, pareri degli organi di controllo e passaggi in Consiglio dei ministri. Un percorso che storicamente si chiude con ritardi anche di anni rispetto alla decorrenza teorica del contratto.
Il risultato è una macchina statale a due velocità: chi presidia le strade, i reparti e le missioni assorbe l’inflazione di tasca propria in attesa di un rinnovo che arriva sempre dopo, mentre i vertici vedono il proprio potere d’acquisto tutelato in tempo quasi reale da un automatismo che la legge rende immediato e non negoziabile. Non si tratta di contestare un diritto riconosciuto a chi ne beneficia, ma di registrare che lo stesso principio – l’aggancio automatico al costo della vita – per la base del comparto semplicemente non esiste.
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